All'arrembaggio
Per la miseria, ho un blog...
devo scrivere qualcosa di interessante, persone da tutto il mondo verranno a leggere e vorranno leggere cose spiritose, acute, nuove, non banali, personali quanto basta, magari un pò sconce.
Mica facile avere un blog...
devi aggiornarlo, curarlo, promuoverlo, sponsorizzarlo, accudirlo, farlo crescere. Mi sta un pò sulle palle 'sto blog...
Comunque, vediamo di scrivere qualcosa di memorabile; potrei parlare di quando cascai dalle spalle di Barbara, avevo sei o sette anni, e mi spaccai la fronte in un vaso di cemento, eravamo, io e Barbara, nel piazzaletto davanti a casa. Potrei.
O potrei raccontarvi di quando nello stesso piazzaletto, Roberto mi fece gambetto e cascai sulle scale di marmo rompendomi i due incisivi superiori. Come uno gnocco.
Ripensandoci adesso, meno male che ho cambiato casa, altrimenti non ci arrivavo a 43 anni in quel piazzaletto.
Già, cambiare casa: c'è qualcosa di peggio (a parte non averne una)?
Lasci i muri, la carta da parati, i rubinetti del bagno, le doppie finestre, la ringhiera del balcone;
abbandoni i pavimenti, gli stipiti, gli odori, i ripiani degli stanzini, le puntine da disegno che fermano gli appunti nel cervello;
saluti i campanelli, le cassette delle lettere, i lampioni spenti, i cancelli arrugginiti, i pergolati di uva acerba, le cucce dei cani dei vicini.
Già, un blog ti costringe a ricomporre il caleidoscopio della vita, a risistemare i tasselli di un puzzle monco, a cui manca (per questo è monco) sempre un pezzetto e te ne accorgi sempre solo alla fine; quel pezzetto di puzzle è il domani, e io lo cerco ovunque; forse è caduto dietro il computer, sotto il mobile in sala, o sotto il sedile in macchina, magari è rimasto nascosto dai libri, o in mezzo ai vinili; nella custodia della chitarra non c'è, c'ho guardato ieri, un domani, per quanto banale possa essere, l'avrei visto.
Non è nemmeno in cantina, stracolma di foto, ricordi, amori, amici, morti; ma neanche un domani, nemmeno uno piccolo piccolo.
E il dubbio mi assale: non sarà che l'ho lasciato nella moto, quella che ho venduto?
Cerco di fare mente locale, effettivamente potrebbe essere rimasto nella fiancatina, coi documenti, magari nascosto dal foglio complementare.
Accidenti, se lo sapevo, chiedevo un prezzo più alto... quanto può valere un domani?
Coi tempi che corrono, con questi chiari di luna, un domani tranquillo come era il mio, potrebbe valere anche parecchio. Io me lo ricordo bene il mio domani, era davvero ben fatto, calcolato a puntino, previsto con precisione e accortezza, non era un domani qualunque, raffazzonato e alla carlona, no, il mio domani era un domani radioso, felice e sublime.
Mi vedevo Re, Imperatore, grande successo, felicità, fama, amore... quanto amore c'era nel mio domani, pieno fino all'orlo, e quante risate, amici, quanta fortuna, quanta bellezza... un domani da non perdere; e invece, l'ho perso e non ricordo neanche dove.
Forse l'ho perso quel giorno a 16 anni dietro una bara, o forse l'ho dimenticato a scuola, o magari l'ho lasciato da lei, con la stima di me stesso e quella cosa inutile e faticosa da portarsi sempre dietro, la dignità.
Sarà bene che ritrovi il mio domani, anche perché oggi mi ha stancato, ieri mi è sempre stato antipatico con tutte quelle menate sull'era meglio, era peggio... era come era.
Ma che stupido! Adesso mi ricordo, il domani è in camera dei miei figli, l'ho lasciato sulla nave dei pirati; devo fare presto, prima che salpi per una nuova scorribanda. Aspettami Morgan, aspettami Corsaro Verde, eccomi che arrivo! All'arrembaggio!


